Scegli le tue maglie di calcio della serie A, personalizzala e mostra il tuo supporto in modo unico. Dopo alterne fortune, nel 1986 assunse il nome di Reggina Calcio e nel 1989 andò vicino alla promozione in Serie A, ottenuta per la prima volta al termine del campionato cadetto del 1998-1999. A cavallo fra il 1999 e il 2009 la Reggina disputò nove stagioni in Serie A, di cui sette consecutive. Si tratta dell’esterno offensivo Lanzafame, scuola Juve, che rientra nell’affare Silvestre col Palermo ed ha fatto molto bene due anni prima nel Parma di Guidolin, e dell’ex interista David Suazo, bomber honduregno con oltre 100 reti in Serie A nel carniere, scippato al Cagliari. Si tratta della “mischia”, dove tutti i giornalisti e i cameraman attendono all’uscita dalla segreteria del partito o dal Parlamento i politici e sgomitano per ottenere una loro dichiarazione. Ancora una volta, si tratta di omaggiare una squadra (e una maglia) storica: nel 1982 l’Aston Villa solleva al cielo la sua unica Coppa dei Campioni della sua storia, battendo in finale il Bayern Monaco.
Una maglia essenziale, caratterizzata da un colore Écru, dove all’interno sono presenti tutti i loghi e lo sponsor in colore granata. Prese parte con gli azzurri ai Mondiali del 1994 (durante il quale, per esempio, collezionò un bellissimo assist nella semifinale con la Bulgaria per Roberto Baggio per il gol del 2-1) e del 1998 e agli Europei del 1996 e del 2000. Un infortunio al tendine d’Achille a pochi mesi dal via della manifestazione gli ha impedito di partecipare al Mondiale 2002, segnando di fatto la fine della sua carriera in maglia azzurra. Si, esatto. Da un po’ di anni mi occupo dell’organizzazione del Tikitaka, un camp estivo che si tiene a Desio durante i mesi di giugno e luglio ed offre divertimento e formazione a tutti i bambini della zona. Qui ci sono più personaggi umani, cosa molto difficile da realizzare con questo medium, ma il feeling è simile. Accanto alle pagine culturali, in ogni quotidiano troviamo sempre le pagine dedicate agli spettacoli, con le relative interviste ad attori, registi, personaggi televisivi. Non ci sono mai domande scomode in questo tipo di interviste. Non c’è una spiegazione: sono un nomade, non un sedentario.
Io ho sorriso e sono andato via. Una partita combattuta ma sfortunata per i nostri giallorossi, che nonostante l’impegno non riescono a trovare la via del gol… Oggi come oggi, con parecchi politici, è l’unico modo per arrivare fino a loro. Parlano in modo incomprensibile, così l’intervistatore crede di fare bella figura perché si ritiene all’altezza del politico, e il politico esce bene dall’articolo. Di fatto però non dice nulla, non dà informazioni: noi vogliamo sapere se vuol fare cadere il governo oppure no, e ci tocca sentire il suo pensierino del giorno. Stefano Lorenzetto spiega così i lati negativi dell’intervista politica televisiva: “Prendi Marco Follini, ogni santo giorno lo interpellano sulla situazione politica, gli mettono il microfono davanti e lui in sette otto secondi fornisce una dichiarazione perfetta come se fosse uscita dal catechismo di Pio X, usando non più di 50 parole, magari ci inserisce anche una battutina. FILIBERTO ZARATTI. Signor Presidente, ho compreso le considerazioni fatte dal relatore su questo emendamento, però, forse, sarebbe stata più opportuna una riformulazione, piuttosto che un parere contrario come quello che è stato dato in riferimento a questo emendamento. E così guidati dall’istinto che porta ognuno a difendere il proprio mondo hanno dato l’impressione di avvallare una regressione neo-corporativa.
GIRGIS GIORGIO SORIAL. Proprio perché l’articolo 39, comma 1, del Regolamento, Presidente, è uno degli articoli del nostro Regolamento che definisce le modalità e i tempi con cui noi possiamo fare le dichiarazioni di voto. E intanto il politico se la ride, perché lui deve fare solo una cosa: scegliere le domande più convenienti a lui. Non è solo l’essenza del potere a influire sull’intervista politica: anche il linguaggio tecnico è una sua caratteristica peculiare. È un articolo che conferma le osservazioni fatte poc’anzi: l’argomento è difficile e il linguaggio tecnico. Anche un acuto intervistatore come Gian Antonio Stella del Corriere della Sera considera il linguaggio politico un problema nelle interviste: “Provatevi voi a lasciar andare a ruota libera, per esempio, uno come Ciriaco De Mita. Sul Corriere della Sera del 4 Agosto 2005, il vicedirettore Dario Di Vico intervista Arturo Parisi, presidente della Margherita e braccio destro di Romano Prodi, sugli intrecci tra politica ed economia dopo la bufera che ha investito Bankitalia.
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